viarasella
FAQ Via RasellaNel pomeriggio del 23 marzo 1944, un gruppo di Gappisti romani, al passaggio di
una colonna di militari nazisti nel centro di Roma, fece esplodere una bomba ed
attacco` il reparto. Morirono 33 tedeschi (32 immediatamente o entro poche ore,
1 il giorno dopo) e ne furono feriti un centinaio. Morirono anche due italiani
per l'esplosione, ed altri furono uccisi dai tedeschi.
I partecipanti all'azione erano: comandante Carlo Salinari "Spartaco", Franco
Calamandrei "Cola", Giulio Cortini "Cesare", Laura Garrone Cortini "Caterina",
Duilio Grigioni, Marisa Musu "Rosa", Ernesto Borghesi, Mario Fiorentini
"Giovanni", Lucia Ottobrini "Maria", Carla Capponi "Elena", Rosario Bentivegna
"Paolo", Raoul Falcioni, Silvio Serra, Francesco Curreli, Fernando Vitagliano
"Fernandino", Pasquale Balsamo, Guglielmo Blasi.
Al combattimento segui` la feroce rappresaglia nazifascista: 335 italiani,
prelevati dalle carceri di via Tasso, di via Lucullo e di Regina Coeli, furono
trucidati alle Cave (poi dette Fosse) Ardeatine. Questa strage rimane uno dei
maggiori simboli della barbarie nazifascista, e pertanto la propaganda di
destra ha sempre cercato di giustificarla e di dipingere l'azione di via
Rasella come un gesto criminale.
Quanto segue cerca di rispondere in modo sintetico ma esauriente ad una serie
di affermazioni, generalmente tendenziose, che si sentono fare spesso su
quell'episodio. Questo materiale si basa sul libro di Rosario Bentivegna e
Cesare De Simone, "Operazione via Rasella", Editori riuniti, 1996, con qualche
interpolazione e considerazione personale.
Altri libri consigliabili sono Robert Katz, "Morte a Roma", Editori Riuniti,
1996, e Lutz Klinkhammer, "Stragi naziste in Italia", Donzelli, 1997.
1. I tedeschi promisero di risparmiare gli ostaggi, se gli autori
dell'attentato si fossero consegnati.
Non ci fu alcuna promessa del genere, e la strage avvenne in segreto, come
conferma Kappler nella sua deposizione: "I partigiani avrebbero potuto
organizzare un attacco fulmineo. L'intera citta` avrebbe potuto insorgere. Per
ragioni di sicurezza, le esecuzioni dovevano essere tenute segrete finche' non
fossero state portate a termine".
E piu` esplicitamente Kesselring:
DOMANDA: Faceste qualche appello alla popolazione romana o ai responsabili
dell'attentato prima di ordinare la rappresaglia?
K: Prima no.
D.: Avvisaste la popolazione romana che stavate per ordinare rappresaglie nella
proporzione di uno a dieci?
K.: No. [...]
D.: Ma voi avreste potuto dire "se la popolazione romana non consegna entro un
dato termine il responsabile dell'attentato fucilero` dieci romani per ogni
tedesco ucciso"?
K.: Ora, in tempi piu` tranquilli, [...] devo dire che l'idea sarebbe stata
molto buona.
D.: Ma non lo faceste?
K.: No, non lo facemmo.
-- Atti del processo Kappler, Tribunale Militare di Roma.
Quanto all'idea assurda che i Partigiani avessero un qualsiasi obbligo morale o
militare di consegnarsi per salvare gli ostaggi, valga, per esempio, la
testimonianza di Arrigo Paladini, ufficiale del Centro Militare Clandestino del
gen. Montezemolo e prigioniero dei nazifascisti a via Tasso: "E` assurdo
pensare che un attentatore si presenti al nemico, mettendo a repentaglio tutta
un'organizzazione. Se io ho una responsabilita`[...] in un qualsiasi reparto
militare, e mi consegno ai tedeschi, do ai tedeschi la possibilita` di
torturarmi e di conseguenza farmi parlare. Da un punto di vista militare, le
pretese che i Gap si presentassero mi sembra assurda. Senza contare che era poi
molto improbabile che i tedeschi non avrebbero ucciso i 335 ostaggi, anche se
avessero avuto in mano gli attentatori".
2. I partigiani sapevano, fin dai bandi di Kesselring del settembre '43, che i
tedeschi avrebbero fucilato dieci italiani per ogni tedesco ucciso, quindi non
avrebbero dovuto compiere l'attacco di via Rasella.
Con la stessa logica, non avrebbero dovuto compiere alcuna azione. Inoltre, i
Partigiani cecoslovacchi non avrebbero dovuto uccidere il Gauleiter Heydrich,
(alla cui uccisione segui` l'eccidio di Lidice), ed i Partigiani francesi
avrebbero dovuto rinunciare a tutte le loro attivita`, evitando forse i
massacri di Oradour-sur-Glane e di Tulle? Ed il governo britannico avrebbe
dovuto arrendersi a Hitler, per evitare i bombardamenti sulle citta` inglesi?
3. La rappresaglia tedesca era legittima e Kappler non venne condannato per
l'uccisione di 330 ostaggi (nella proporzione 10 a 1), ma per averne uccisi 5
in piu`.
Vedi che guai combina la distrazione! A parte il fatto che bisogna avere la
mentalita` dei burocrati nazisti per giustificare, al di la` di qualsiasi
argomentazione giuridica, una rappresaglia come quella delle Fosse Ardeatine,
Kappler e i suoi complici furono condannati in quanto: "[...] agendo con
crudelta` verso le persone, con successive azioni esecutive del medesimo
disegno criminoso, senza necessita e senza giustificato motivo, per cause non
estranee alla guerra e precisamente in esecuzione di sanzioni collettive
stabilite per un attentato commesso il 23 marzo 1944 in via Rasella, Roma,
[...] cagionavano, mediante colpi di arma da fuoco esplosi con premeditazione,
a cinque alla volta, alla nuca di ogni vittima, la morte di 335 persone, in
grandissima maggioranza cittadini italiani militari e civili, che non
prendevano parte alle operazioni militari". "[...] trattasi, difatti, [...] di
omicidi commessi in relazione all'attentato di via Rasella, cioe` per una causa
non estranea alla guerra, senza necessita`, [...] e senza giustificato motivo
dal momento che va negata, [...] la sussistenza delle cause giustificatrici
inerenti alla rappresaglia e alla repressione collettiva".
-- Processo Kappler, Tribunale Militare di Roma, sent. n. 631, 20/7/1948.
4. I partigiani non dovevano compiere operazioni a Roma, che era "citta`
aperta".
Roma non e` mai stata "citta` aperta". Il governo Badoglio dichiaro`
unilateralmente, il 14/8/1943, di considerare Roma come citta` aperta (cioe`
demilitarizzata), ma gli Alleati non accettarono. Il gen. Calvi di Bergolo
firmo` la resa di Roma ai tedeschi il 10/9/1943, e le condizioni di resa
stabilivano che: "[...] le truppe tedesche devono stare ai margini della citta`
libera di Roma, salvo l'occupazione della sede dell'ambasciata di Germania,
della stazione radio di 'Roma I' e della centrale telefonica tedesca. S.E. il
generale di divisione Calvi di Bergolo, nominato comandante della citta` aperta
di Roma, avra alle sue dipendenze una divisione di fanteria per il mantenimento
dell'ordine pubblico, oltre tutte le forze di polizia".
-- pubblicato su L'Osservatore Romano, 12/9/1943.
I termini della resa non vennero mai rispettati. Kesselring installo` in citta`
vari comandi militari e di polizia, la uso` come via di transito per truppe e
rifornimenti, esegui` rastrellamenti, arresti, deportazioni, fucilazioni e
torture. Inoltre, fece arrestare il gen. Calvi di Bergolo col suo stato
maggiore e trasferi` ogni potere al comando tedesco.
5. I partigiani di via Rasella non ebbero il coraggio di fare come Salvo
d'Acquisto, che si accuso` di un attentato che non aveva commesso e venne
fucilato al posto di 22 ostaggi che si salvarono grazie a lui.
Bisogna ripetere che i Partigiani di via Rasella avevano il dovere di non
consegnarsi al nemico (v. sopra)! Cio` detto, osserviamo che il caso del
carabiniere Salvo d'Acquisto e` completamente diverso. Salvo d'Acquisto non
faceva parte della Resistenza, e quindi il suo gesto eroico non rischiava di
compromettere gli obiettivi e l'esistenza della lotta di liberazione.
(Incidentalmente: non c'era stato alcun attentato, ma l'esplosione accidentale
di una bomba in una perquisizione in una caserma della Guardia di Finanza). Un
gesto come quello di Salvo d'Acquisto fu compiuto dal sottufficiale della
Guardia di Finanza Vincenzo Giudice a Bergiola Foscalina (Carrara) il 16/9/
1944, ma non valse ad evitare il massacro di 71 persone, fra cui bambini
bruciati vivi nella scuola, per mano delle SS e dei Briganti Neri.
5. Nell'attentato morirono dei civili italiani, fra cui un bambino, dilaniato
orribilmente dall'esplosione.
L'esplosione uccise un uomo non identificato ed il tredicenne Pietro
Zuccheretti. Una donna, Fiammetta Baglioni di 66 anni, ed un uomo, Pasquale di
Marco, 34 anni, furono uccisi dai tedeschi, la donna nella sua casa di via
Rasella e l'uomo in via Quattro Fontane. Un poliziotto italiano, Erminio
Rossetti, autista del questore collaborazionista Caruso, venne ucciso dai
tedeschi. Nel rastrellamento successivo, vennero uccisi in combattimento due
Partigiani di Bandiera Rossa, Antonio Chiaretti ed Enrico Pascucci. La
propaganda fascista ha sparso calde lacrime sulla morte del bambino di via
Rasella, ucciso per una fatalita` inevitabile nonostante i Gappisti avessero
fatto il possibile per allontanare i passanti. Poche lacrime sono state sparse
sulle decine di bambini assassinati volontariamente e coscientemente dai
nazifascisti.
A proposito della morte di Pietro Zuccheretti, il "Giornale" e il "Tempo"
pubblicarono una foto in cui si vedevano un tronco umano ed una testa staccata,
che dovrebbero essere i resti del bambino. Nella foto si nota pero` il bordo di
un marciapiede, che allora in via Rasella non c'era. E` lecito sospettare che
si tratti di un falso, ma perche' ricorrere ad un falso per documentare un
fatto storicamente accertato? Dobbiamo dedurre che i giornalisti di destra sono
talmente abituati alla menzogna, da sentirsi obbligati a produrre prove false
anche per dimostrare fatti veri.
6. I partigiani avrebbero dovuto combattere fuori dalla citta` di Roma per non
coinvolgere i cittadini nella guerra.
Se invece coinvolgevano i campagnoli andava tutto bene! Sono stati i
nazifascisti a coinvolgere tutta l'Italia nella guerra. A Roma in particolare,
al tempo dell'azione di via Rasella c'erano gia` stati vari bombardamenti, la
battaglia di Porta S.Paolo, la deportazione di 2000 carabinieri, quella di 1024
ebrei (di cui ne sopravviveranno 11), e le innumerevoli violenze nazifasciste.
7. Le vittime dell'attentato non erano delle SS, ma dei vecchi altoatesini
disarmati, inquadrati in un reparto che aveva solo funzioni di ordine pubblico.
Il reparto era l'11a compagnia del 3DEG battaglione del reggimento "SS Polizei
Bozen". Il battaglione dipendeva dal comando delle SS in Italia (gen. Wolff) e
a Roma dipendeva da Kappler. I soldati della colonna di via Rasella (piu` di
150) erano armati e scortati, in testa e in coda alla colonna, da pattuglie con
mitragliatrici su motocarrozzette. Cosi` un superstite, Konrad Sigmund:
"Avevamo tutti cinque o sei bombe a mano attaccate alla cintola [...]" . Un
altro superstite, Franz Bertagnoli: "Anche quella mattina, [...] ci dettero
l'ordine di tenere il colpo in canna e di essere pronti a sparare".
-- U. Gandini, "Quelli di via Rasella"
Il piu` anziano dei 33 morti era Jakob Erlacher, classe 1901, ed il piu`
giovane Franz Niederstaetter, 1917.
Il fatto che i soldati fossero altoatesini anziche' tedeschi di Germania e`
semplicemente irrilevante: tedeschi, altoatesini e fascisti erano tutti nemici
da colpire con ogni mezzo. Comunque, per completezza, i soldati erano reclutati
sia fra gli Optanten che fra i Dableiber, cioe` altoatesini che avevano scelto
la nazionalita` germanica e, rispettivamente, italiana, e la provincia di
Bolzano, insieme a Trento e Belluno, era stata annessa al Reich col nome di
Voralpenland.
Quanto alle funzioni di solo ordine pubblico, sappiamo bene cos'era "l'ordine
pubblico" del regime nazifascista. I battaglioni del reggimento Bozen venivano
impiegati nella lotta antipartigiana e commisero varie efferatezze sia contro i
prigionieri Partigiani che contro la popolazione: "Il 20 e 21 agosto '44 si
ebbe il massacro di Boistal, in Cadore: la valle, che era in mano ai
partigiani, fu percorsa dal [2o] battaglione del Bozen che non ebbe alcun
riguardo per la popolazione, vennero uccisi donne e bambini e bruciati i
villaggi, il tragico bilancio dell'operazione definita di polizia fu di 46
vittime. Nel marzo 1945 il reggimento Bozen, coi suoi due battaglioni 1DEG e
2DEG, prese parte a una sanguinosa rappresaglia per un attacco partigiano nel
quale morirono tre uomini della polizia sudtirolese. I membri del reggimento
impiccarono 14 prigionieri sulla piazza centrale della citta`. Proprio in
Belluno il Bozen e` giunto a triste fama per la sua brutalita`: alcuni membri
del reggimento furono processati dal Tribunale militare per delitti di guerra".
-- C. Franceschini, "Il trauma di Roma", in Suedtirol Profil.
8. L'attentato di via Rasella fu vile, perche' i partigiani lasciarono li` la
bomba e scapparono.
Chi accusa di vilta` i Partigiani dovrebbe mostrare il suo coraggio andandosene
a giro con 18 kg. di esplosivo in una citta` occupata in tempo di guerra, con
la prospettiva, se catturato, di essere affidato al fascista Koch o al nazista
Priebke. In effetti l'accusa di vilta` e` tanto cretina (oltre che carognesca)
che mi vergogno a parlarne, ma siccome di cretini ce ne sono tanti, e parlano a
ruota libera, sono costretto a ricordare che i Gappisti erano esposti al
pericolo ogni istante della loro vita, prima, durante e dopo le azioni. Vivere
in clandestinita` significa poter essere scoperti per qualsiasi sospetto, per
qualsiasi avvenimento fortuito. Bentivegna, travestito da spazzino, incontro`
due spazzini veri che si insospettirono e lo presero per un borsaro nero. Carla
Capponi, aspettando a lungo davanti a un'edicola, attiro` i sospetti di due
poliziotti. Il centro di Roma era pieno di comandi e uffici militari, di
soldati, di poliziotti, di spie. Quanto alla dinamica del combattimento, la
bomba venne fatta esplodere con una miccia di 50 secondi, e dopo l'eplosione
una seconda squadra attacco` i tedeschi (che erano bene armati, v. sopra) a
colpi di bombe a mano (piu` precisamente, bombe da mortaio Brixia adattate,
fornite insieme al tritolo della bomba principale dal Centro Militare
Clandestino del col. Montezemolo).
Ma forse i coraggiosi denigratori della resistenza avrebbero voluto che i
nostri Partigiani sfilassero nel centro di Roma inquadrati e in uniforme,
sventolando la bandiera e suonando tre volte la carica. E naturalmente,
caricando all'arma bianca per non colpire i passanti con pallottole vaganti.
Mentre i tedeschi avrebbero potuto legittimamente falciare con le
mitragliatrici sia i Partigiani che i passanti, visto che i loro legittimi
comandanti glielo avevano legittimamente ordinato.
Infine, vale la pena di ricordare che nel 1968-69 il vile Bentivegna combatteva
ancora per la nostra liberta` contro la giunta dei colonnelli, traghettando gli
antifascisti greci attraverso l'adriatico. Negli stessi mesi, alcuni coraggiosi
fascisti italiani si addestravano in Grecia e preparavano l'attentato di piazza
Fontana: fulgido esempio di ardimento fascista.
9. L'attentato di via Rasella fu inutile sul piano militare.
Secondo i nemici della Resistenza, nessuna azione fu utile. L'operazione di via
Rasella, tanto per cominciare, distrusse una compagnia di SS, i cui superstiti
furono rispediti a Innsbruck e non parteciparono alle deportazioni di italiani
(come fecero le altre due compagnie del 3o btg.) ed alla repressione
antipartigiana, ne' a Roma ne' in Italia settentrionale. Al di la` delle
conseguenze immediate della singola azione, essa, insieme alle altre,
contribui' agli obiettivi generali della guerra partigiana: colpire il nemico
dietro alle linee, impegnare le sue forze, rendergli impraticabile il
territorio. Come disse Kesselring: "Roma era diventata per noi una citta`
esplosiva ... Per noi era un grave problema quello della sicurezza
nell'immediata retrovia del fronte. Tra l'altro ne risentiva direttamente anche
il morale delle truppe combattenti, che non si potevano piu` mandare a Roma per
brevi periodi di riposo e di licenza".
-- Atti del processo Kesselring, Tribunale militare britannico di Trieste,
1946-47.
10. L'eccidio di 335 italiani alle Fosse Ardeatine fu inutile sul piano
militare.
Evidentemente.
11. I nazisti stavano gia` perdendo la guerra e gli Alleati erano vicini a
liberare Roma, quindi le azioni dei partigiani erano inutili ed inutilmente
mettevano a rischio la vita dei cittadini innocenti.
Se i nazisti stavano perdendo la guerra, perche' non si arresero con i loro
servi fascisti, perche' non consegnarono Roma agli Alleati, risparmiando tante
sofferenze alla popolazione civile? Inoltre e` quasi divertente osservare che
questa pseudoargomentazione contro la Resistenza viene fatta di solito da gente
che si riempie la bocca di "onore", "patria", "nazione" e via dicendo. Tanti
discorsi, ma avrebbero voluto che gli italiani si rassegnassero ad essere
oggetto di conquista, rinunciando al riscatto etico e politico
dell'insurrezione antifascista.
12. Le azioni dei GAP erano in contrasto con gli ordini del governo del Sud e
quindi illegittime.
"I partigiani di via Rasella facevano parte di una organizzazione militare
inquadrata nella Giunta militare. Questa, alla stessa stregua del Comando di
liberazione, per il riconoscimento implicito ad essa fatto, attraverso numerose
manifestazioni, dal governo legittimo e per i fini propri di quest'ultimo
(lotta contro i tedeschi) che essa attuava in territorio occupato, si poneva
come organo legittimo, almeno di fatto, dello Stato italiano".
-- Processo Kappler, Tribunale Militare di Roma, sent. n. 631, 20/7/1948.
"L'azione di via Rasella, anche se fosse stata, per ipotesi, realizzata contro
le direttive dei comandanti militari accreditati presso il governo legittimo
[...] non cesserebbe per questo di essere un atto di guerra"
-- Tribunale Civile di Roma, sent. 9/6/1950.
13. Le azioni dei GAP erano in contrasto con gli ordini dei comandi Alleati e
quindi illegittime.
"[...] attivare tutti i contatti e [...] dare tutte le disposizioni perche' le
forze partigiane operanti nel Centro Italia prendano - anche in accordo con i
locali centri OSS - iniziative offensive sul territorio [...]"
-- fonogramma dal comando Alleato al governo Badoglio, 2/2/1944, Public Record
Office, Londra, 456/S/12 Italy 65/7.
14. Togliatti non ha voluto l'attentato di via Rasella.
Questa affermazione si basa su un presunto telegramma di Togliatti del 25
marzo, indirizzato al PCI romano, che condannava l'azione. Questo telegramma
non e` mai stato trovato. Nel numero 4, aprile 1996 di "Storia Illustrata", un
articolo dello storico Enzo Forcella si riferisce a tale telegramma, ma lo
storico afferma che tale riferimento e` stato aggiunto arbitrariamente dalla
redazione della rivista.
15. Togliatti ha voluto l'attentato di via Rasella.
Questa affermazione si basa su un presunto biglietto di Togliatti letto
dall'ex-Gappista Guglielmo Blasi, il traditore che denuncio` i suoi compagni.
Questo biglietto non e` mai stato trovato. Togliatti arrivo` in Italia il 27
marzo 1944, quattro giorni dopo l'azione di via Rasella, viaggiando dalla
Russia via Alessandria d'Egitto. Come diavolo facesse a mandare telegrammi e
biglietti ai GAP o al PCI nella Roma occupata e` un mistero.
Ovviamente, se Togliatti avesse ordinato l'attacco non ci sarebbe stato niente
di male, ma comunque non lo ha fatto. Questa leggenda, insieme a quella
parallela dell'opposizione di Togliatti allo stesso attentato, dimostra la
compulsione a mentire caratteristica della propaganda antiresistenziale. Non
per nulla e` stata ripresa dal "Giornale" di Feltri.
16. I partigiani comunisti vollero provocare una sanguinosa rappresaglia per
scatenare un'insurrezione.
Quindi i nazifascisti eseguirono una sanguinosa rappresaglia per aiutare i
Partigiani comunisti a scatenare un'insurrezione. Geniale.
17. I partigiani comunisti vollero provocare una sanguinosa rappresaglia per
eliminare i capi della Resistenza di altre tendenze politiche, come gli
ufficiali del Centro Militare Clandestino ed i militanti di Bandiera Rossa.
In questo modo i Gappisti avrebbero fatto eliminare anche parecchi militanti
del PCI, detenuti in via Tasso e a Regina Coeli, come Antonello Trombadori,
fondatore dei GAP, ed il Gappista Umberto Scattoni, che mori` appunto alle
Fosse Ardeatine. Questa diabolica macchinazione comunista inoltre avrebbe
dovuto celarsi anche dietro a tutte le altre azioni commesse prima e dopo via
Rasella. E le operazioni compiute dalle altre formazioni? I Partigiani di
Bandiera Rossa e delle Brigate Matteotti, attaccavano anche loro i nazifascisti
per il gusto di far fucilare i loro compagni prigionieri? La storia del
complotto contro Bandiera Rossa nasce da un libro scritto da Roberto Guzzo,
unico superstite dei combattenti di Bandiera Rossa detenuti in quei giorni,
libro che e` stato sconfessato dagli altri Partigiani della stessa
organizzazione (v. intervista col com. Orfeo Mucci, "Liberazione", 29/6/1997).
Infine, volendo attribuire ai Gap comunisti tanto efferato cinismo,
bisognerebbe chiedersi se non fossero anche scemi oltre che traditori, per
mettersi ad organizzare un'azione pericolosa nell'attuazione e nelle
conseguenze, solo per eliminare degli "avversari" che erano gia` in mano al
nemico, con pochissime probabilita` di sfuggire. Forse i sostenitori della tesi
del complotto comunista credono che in via Tasso 155 ci fosse un ostello della
gioventu`.
18. L'attentato interruppe le trattative in corso fra Kappler e settori della
Resistenza, che avrebbero favorito la ritirata tedesca senza danni per i
civili.
Ne parla soltanto Roberto Guzzo (v. sopra), non esiste alcun riscontro ne' da
parte tedesca ne' da parte del CLN, ne del governo, ne' da chicchessia.
19. Nel CLN ci fu una forte opposizione all'attentato.
Ci fu opposizione, dopo l'azione, da parte delle componenti piu` conservatrici.
Tuttavia, il rappresentante liberale, Manlio Brosio, sostenne i Gappisti ed
affermo` che il CLN doveva assumersi la piena responsabilita` di tutte le sue
azioni armate, come in effetti avvenne: "[...] Sotto il pretesto di
rappresaglia per un atto di guerra di patrioti italiani in cui esso aveva
perduto 32 dei suoi SS, il nemico ha massacrato 320 innocenti, strappandoli dal
carcere dove languivano da mesi [...]" Roma, 28 marzo 1944. IL COMITATO
CENTRALE DI LIBERAZIONE NAZIONALE"
-- pubblicato su "L'Unita`" il 13/4/1944 e su "Risorgimento liberale" il 15/4/
1944.
20. Sandro Pertini ha condannato l'azione di via Rasella.
"Le azioni contro i tedeschi erano coperte dal segreto cospirativo [...].
Naturalmente io non ne ero al corrente. L'ho pero` totalmente approvata quando
ne venni a conoscenza". Pertini era il rappresentante socialista nella Giunta
militare del CLN.
-- S. Pertini, in G. Bisiach, "Pertini racconta", Mondadori, 1977,
21. L'azione fu un'iniziativa individuale di Rosario Bentivegna e Carla
Capponi.
La Giunta militare del CLN sollecito` le formazioni romane a svolgere azioni
militari clamorose. La colonna tedesca venne proposta come obiettivo dal
comando dei GAP centrali di Roma, e la proposta venne approvata da Giorgio
Amendola, rappresentante dei GAP nella Giunta. L'attacco venne condotto da 12
Partigiani, ed altri 5 parteciparono alla sua organizzazione.
22. L'attentato di via Rasella fu l'unica azione di guerriglia entro la cinta
urbana di Roma.
Solo nel mese di marzo ci furono 75 azioni di guerriglia urbana, fra cui
l'attacco ad una colonna di fascisti in via Tomacelli (10 marzo). Fra le
numerose azioni urbane ricordiamo gli attacchi al comando tedesco all'Hotel
Flora, al Forte Bravetta, ai camion tedeschi davanti al cinema Barberini, alla
centrale telefonica tedesca della stazione Trastevere.
23. Un articolo del settimanale "Oggi" del 1948 afferma che un sig. Massimo Di
Massimo ospito`, la sera del 23 marzo, il Gappista Franco Calamandrei, il quale
disse che i Gappisti prevedevano una grande rappresaglia ma non si sarebbero
mai costituiti.
Questo venne smentito, l'anno successivo e in seguito ad una querela di
Calamandrei, dallo stesso Di Massimo. Il Di Massimo aveva ospitato due
Gappisti, ma molto piu` tardi, cioe` il 10 maggio, e non si trattava ne' di
Calamandrei ne' di Bentivegna, ma di Mario Fiorentini e di Lucia Ottobrini.
Difficile capire cosa questi abbiano detto veramente, visto il modo sfacciato
in cui e` stata falsificata la notizia, col cambiamento di data e di identita`.
Nonostante la smentita, sul n. 17, nov. 1949, di "Oggi", la stampa di destra ha
ripreso piu` volte la falsa notizia, spesso mettendo Bentivegna o Carlo
Salinari (comandante dei GAP centrali) al posto di Calamandrei. La piu` recente
versione di questo "scoop" cinquantenario ovviamente illustra le pagine auree
del "Giornale" di Feltri, 10/4/1996.
24. Le intercettazioni telefoniche fatte dalla polizia della RSI dopo
l'attentato, pubblicate recentemente dallo storico Aurelio Lepre, dimostrano
che la popolazione era ostile ai partigiani.
Quelle intercettazioni dimostrano solo che la maggior parte dei possessori di
telefoni o erano fascisti o fingevano di esserlo. Nel 1944 il telefono era un
oggetto di lusso, e questo seleziona in modo netto la classe sociale del
campione scelto per questo esperimento. Inoltre, gli antifascisti si guardavano
bene dall'esprimere le proprie opinioni al telefono, sapendo ovviamente che i
telefoni erano controllati. Ennesimo esempio dei criteri "scientifici" del
revisionismo.